Smart Working

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Secondo il Politecnico di Milano gli smart worker in Italia raggiungono quota 305mila ed esistono progetti strutturati nel 36% delle grandi imprese. Cresce lo Smart Working e i lavoratori agili sono più soddisfatti, digital e produttivi (+15%). Le imprese non possono più rimandare una riorganizzazione del lavoro più intelligente, in grado di dare nuovo slancio al Paese, con benefici potenziali di 13,7 miliardi di euro.

Smart Working

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Il 2017 verrà ricordato come l’anno della legge sullo Smart Working, la modalità di esecuzione di lavoro subordinato che prevede, mediante accordo tra le parti, forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi senza precisi vincoli di orario e di luogo di lavoro, e con l’utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa.
La legge italiana è la più evoluta d’Europa, non si può più rimandare l’introduzione di un pilastro per una riorganizzazione del lavoro più intelligente, con vantaggio reciproco per lavoratori e azienda. Aumento di produttività, meno assenteismo e costi, lavoratori più motivati e capaci di esprimere talento e passioni.
Oggi i vantaggi dello Smart Working sono quantificabili: un progetto maturo porta a un incremento di produttività del 15% per lavoratore, che a livello di Sistema Italia significa 13,7 miliardi di euro di benefici complessivi, considerando una base potenziale di 5 milioni di persone che potrebbero aderire (per tipologia di attività compatibile) e ipotizzando una pervasività al 70% dei lavoratori interessati. I vantaggi per i lavoratori si misurano anche in termini di riduzione dei tempi e costi di trasferimento, di miglioramento del work-life balance e aumento della motivazione e soddisfazione. Considerando anche solo una giornata a settimana di remote working, il tempo risparmiato in un anno è di 40 ore a testa, risparmio che per l’ambiente significherebbe una riduzione di emissioni pari a 135 kg di CO2 all’anno.
Ma di fatto quanti sono oggi gli smart worker e che livello di maturità hanno le grandi imprese, le PMI e la pubblica amministrazione in tema di lavoro agile? La ricerca condotta del su 206 grandi imprese e 567 PMI rileva che gli smart worker oggi sono 305mila – l’8% del totale dei lavoratori -, con una crescita del 14% rispetto al 2016 (erano 250mila) e del 60% rispetto al 2013.

In particolare, cresce l’adozione nelle grandi imprese: il 36% ha già lanciato progetti strutturati (il 30% nel 2016), una su due ha avviato o sta per avviare un progetto di Smart Working. Tuttavia, le iniziative che hanno portato veramente a un ripensamento complessivo dell’organizzazione del lavoro, che riguarda anche lo sviluppo di nuovi strumenti e competenze digitali (anche digital soft skill) e la diffusione di modelli manageriali basati su autonomia e responsabilizzazione sui risultati, sono ancora limitate e riguardano solo il 9% delle grandi aziende italiane.

Anche tra le PMI cresce l’interesse, anche se a livello più informale: il 22% ha progetti in corso, ma di queste solo il 7% ha introdotto iniziative strutturate; un altro 7% non conosce il fenomeno e il 40% si dichiara “non interessato” (per ulteriori dati e approfondimenti rimandiamo a un articolo specifico sull’indagine dell’Osservatorio sulle PMI che pubblicheremo nei prossimi giorni). Nella Pubblica Amministrazione solo il 5% degli enti ha attivi progetti strutturati e un altro 4% pratica lo Smart Working informalmente, ma a seguito della legge Madia c’è un notevole fermento: il 48% ritiene l’approccio interessante, un ulteriore 8% ha già pianificato iniziative per il prossimo anno e solo il 12% si dichiara non interessato.

Links:

https://www.osservatori.net/it_it/osservatori/executive-briefing/smart-working-sotto-la-punta-della-iceberg

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